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mercoledì, 03 giugno 2009,01:47

Io studio all’Università, quella di Pisa per la precisione, prima di iscrivermi presso questo Ateneo, ero iscritta al prestigioso Politecnico di Torino, e lasciatemi dire che non è affatto più prestigioso della realtà pisana; parlo con cognizione di causa conoscendole entrambe; ed essendo una studentessa di levatura piuttosto debole e scadente oggi come ai tempi del “Poli”, ritengo la mia opinione non corrotta.

Studio Ingegneria Energetica. “La nuova frontiera” “ti garantirà una occupazione sicura”, mi dicono tutti quando rispondo alla domanda << Che cosa studi? >>, oppure, come di recente un giovane candidato alle elezioni provinciali della  mia provincia di residenza , mi ha detto, durante una insolita telefonata ( di BASSA propaganda elettorale non dichiarata, a mio parere ),

 << ahh non c’è programma elettorale, di qualunque schieramento, in cui non sia citata l’energia rinnovabile, il risparmio energetico […] .. è importante avere un’amica che studia ingegneria ELETTRICA>> ha sbagliato, questo forse potrebbe essere un indizio per capire quanto sia importante non essere me...

 

Quando inizia la mia avventura universitaria sono una giovane vivacissima sostenitrice della corrente positivista della scienza e della tecnica, un’inguaribile romanticona del ingegner-pensiero..

 

L’ingegnere per me era colui il quale deteneva il privilegio, di essere una sorta di “laico praticante” della politica (non mero scienziato), di contribuire alla gestione della cosa pubblica, con il metodo scientifico, un metodo che secondo me era corretto per definizione, poiché credevo profondamente nella scienza come portatrice di etica oltre che di conoscenza.

 

Secondo me un ingegnere,  il tecnico per  eccellenza , doveva tradurre in benefit per la società, teoremi e assiomi scientifici imperscrutabili  ai più.

 

Molto tempo è trascorso da allora, quasi sei anni, durante i quali ho investito migliaia di ore nello studio, nell’opera di documentazione personale anche non accademica, che deve necessariamente accompagnare la formazione di una persona che si occupa di scienza, e di sintesi e interrogazione personale in merito ad obblighi, doveri, diritti, etica professionale; il tutto all’unico scopo di esibire, un giorno il Documento di Laurea con orgoglio e con la dignità di una persona informata e consapevole dell’importanza di praticare questo mestiere “a regola d’arte”.

 

Oggi dopo un lungo percorso, unito ad una osservazione attenta dell’ambiente in cui teoricamente, un giorno, potrei entrare, per guadagnarmi la pagnotta, mi sorprendo moderatamente schifata da quanto mi si para innanzi.

 

Trovo non sia un ambiente pulito, penso che gli addetti ai lavori, siano troppo spesso, per quanto addetti, soprattutto poco adatti ad esercitare la professione, alcuni non ne hanno nemmeno il titolo, spacciandosi per esperti ( e quelli che ho conosciuto io negli studi dimostrano di non esserlo) in energia  e in tecnologie per il suo sfruttamento o addirittura per la sua produzione, pur essendo architetti, ingegneri civili, o altro..si specializzano dopo forse? Si certo, possibile, l’ingegneria attraversa la tecnica in modo trasversale, ma l’etica e l’onestà intellettuale per esercitare un mestiere, per portare a termine una commessa, per non truffare ( spesso inconsapevolmente, e decidete voi se è il caso di affidarsi ad uno che vi truffa senza nemmeno rendersene conto, comunque confidiamo nello “sbagliando s’impara”) l’utente completamente astemio in materia (e quindi ubriacabile tanto con il vino in brik tanto con il più prestigioso vino francese, d'altra parte che ne sa lui?) , beh l’etica è fondamentale, quella non la insegnano da nessuna parte, e io, dal basso della mia posizione non l'ho ancora trovata, se non in alcuni docenti universitari che cantano un poco fuori dal coro forse.

 

E questa è stata la prima grande delusione: vedere che l’etica non è toccata mai in nessun corso, se non in pochissime rare eccezioni, e per sola iniziativa di alcuni docenti, non per presa di posizione dell’Ateneo o del sistema accademico.

 

Ho avuto occasione di osservare alcuni, cosiddetti professionisti all’opera, e ne sono rimasta così delusa, da credere a stento che questi soggetti possano continuare a lavorare ignorando l’etica professionale, che dovrebbe essere la premessa a tutto il resto. Chi fa scienza infatti offre un servizio non una merce, ci sono responsabilità, perdio..Ma può darsi che io sia stata molto sfortunata oppure che il mio giudizio sia completamente errato, in tal caso prego che prestissimo qualcuno mi smentisca.

E’ un ambiente poco pulito, pieno di compromessi, di denaro che passa un po’ al buio, un po’ alla luce del sole, contaminato, colmo di incapaci, inetti senza passione, che deturpano la professione e la missione cui è chiamata una persona di scienza.

 

Grazie a Dio o chi per Lui, ho sempre avuto due grandi passioni : la Scienza e la Scrittura, secondo me aventi pari dignità e intrecciate nel dovere di ogni scienziato di DIVULGARE.

 

E pare pure che tutto sommato, per quanto assai mediocre, io me la cavi meglio come cronista / divulgatrice /scrittrice piuttosto che come ingegnere, in parte anche perché mi dicono dalla regia, che, a fare l’ingegnere, se non s’impara a chiudere qualche occhio, non si va avanti, e io li tengo entrambi sempre vigili, aperti e dubito che terzi potrebbero convincermi a chiuderne uno ogni tanto.

 

Mi sono sempre detta che un giorno avrei lavorato alacremente per dimostrare a questo sistema silenziosamente non ostacolato da alcuno, che si può esercitare la professione fornendo prestazioni di qualità, seguendo una condotta deontologicamente impeccabile, e al contempo non essere esclusi dal mercato. Ho sempre pensato che sarei riuscita a fare l’ingegnere e la pubblicista, magari anche come divulgatrice scientifica, << mi impegno, concilio tutto, mi do da fare, e il mercato dovrà rispondere bene, perché in un libero mercato gli attori non tossici, hanno la meglio per forza, è normale che il corretto vinca sullo scorretto >>. Questo dicevo a me stessa, in questo credevo profondamente, questa idea mi toglieva il sonno, fremente di cominciare.

 

Ora mi toglie il sonno il fatto di aver investito quasi sei anni, per qualcosa che probabilmente non sarà realizzabile.

 

E infatti non dormo, ma domattina, ci crederò di nuovo, come sempre, come al solito, un giorno dopo l’altro, fino a che non scoprirò che la mia vera vocazione è magari quella di vendere cappelli o chissà che altro.

Si confidi nel futuro.

Buona notte a tutti.

venerdì, 13 marzo 2009,00:56

Buona sera,

la mia lunga assenza cela una triste e legittimamente derisoria condizione di bioccolo informe e immobile ..avevo un cacchio di blocco dello scrittore!!!

Il blocco è stato rimosso con gli stessi tempi della burocrazia italiana, ma alla fine eccomi qui.

Soffro di insonnia come ormai è universalmente, si fa per dire, noto, ma questa sera, insonne come sempre ho riflettuto su un aspetto positivo che non avevo mai sfiorato durante le mie lungo e spesso inconcludenti riflessioni : impiego in modo estremamente intelligente le mie veglie notturne...leggo moltissimo, i informo sui progressi della scienza e della medicina, leggo dati emessi dalle procure antimafia, mi occupo di studiare la storia del mio Paese, rifletto lungamente su letture e dati della politica,mi interesso di riempirmi gli occhi e la mente di avvenimenti, per ricordarli, per cominciare da subito a diventare nel mio piccolo una memoria storica, per raccontare ai miei figli e ai miei nipoti, la mia epoca e i grandi avvenimenti di cui sono stata testimone, anzi forse è meglio dire spettatrice, ma comunque in tempo reale, insomma mi tengo aggiornata in merito a ciò che accade nel mondo e sul territorio di questa grande calzatura che ho il piacere ( nonostante tutto ) di abitare.

Insomma ho riflettuto con attenzione, e sono giunta alla conclusione che ogni sera provo ad essere una buona cittadina, nel senso più civico del termine, lasciando ad altri sciocchi campanilismi e fideismi, che proprio non mi si addicono.

Beh si, è vero.... che faccio dopo un anno e passa torno ( letterariamente ) a casa per celebrare me stessa??? Giusto finiamola qui dunque...però sono fiera di come non butto via il mio tempo, quindi tu, lettore taci e non mi rimproverare se ho ceduto ;) leggi : " PERDONAMI NON SUCCEDERA' PIU' MA TI PREGO TORNAAA A LEGGERMI PRESTO, NON ABBANDONARMI AL SOLILOQUIO SILENTE DI UNA SCRITTURA SENZA LETTORI".

Questa sera ho letto alcuni documenti assolutamente pubblici e fruibili per chiunque sia in grado di raggiungere le pagine web delle varie province italiane e magari anche qualche articolo di legge, e mi sono resa conto come e quanto io sia circondata da una fitta ma leggera rete di piccoli illeciti di vero e proprio stampo mafioso...se poi "piccoli" li si puo' definire, perchè se è vero, come è vero che la Terra è grande in relazione all'uomo ma è infinitesima in relazione all'Universo, è anche vero che un illecito da poche migliaia di Euro in un paesino di 4000 anime è una irregolarità non trascurabile...che poi, ben inteso,non provengo dal Casertano o da qualche roccaforte della 'Ndrangheta o di Cosa Nostra, bensì dalla piccola Liguria apparentemente immersa in un immobilismo sconcertante..

Eppure "è così e non ci si può fare niente" questo mi sento dire...e non faccio che guardarmi intorno e trovare giovani rampanti rampolli delle varie Albenga, Alassio, ecc, che sostengono che in fondo se un politico "si mette in tasca qualcosa sotto banco" però poi non abbandona in territorio al degrado, va bene........VA BENEEEEEEEE??????????  Ma come si fa, mi chiedo, ad allestire una visione popolare così lassiva della gestione del pubblico???

Io trovo sia davvero, mi verrebbe da dire, licenziosa una tale leggerezza nel tollerare l'illegale....già perchè io l'ho rubate delle caramelle da bambina le ho rubate e me ne vergogno e sono stata ladra allo stesso modo di chi ha rubato 100 mila euro...ma la differenza è che se non altro non avevo ancora sviluppato la coscienza dell'importanza di non appropriarsi indebitamente del non proprio.... non si dovrebbe tollerare nemmeno la minima irregolarità.....perchè è storicamente dimostrato che l'innalzamento dei limiti di tollerabilità porta ad una ricollocazione del limite tra legalità e illegalità...ricollocazione che corrisponde per l'opinione pubblica ad una rivalutazione della gravità di un atto illegale o addirittura delittuoso...in pochi casi si è verificato il contrario, ad esempio, è doveroso ricordarlo, nella considerazione del reato di Stupro, che solo fino agli anni '60 del Novecento non era nemmeno considerato un reato contro la persona ma un reato contro il pudore...sappiamo che oggi grazie al buon senso collettivo e alle lotte della gente e di alcuni politici, le cose stanno diversamente..Ma appunto, dicevo tranne in pochi casi come questo, la ricollocazione tende a favorire una certa, "elasticità" ,per dirla con il linguaggio dei furbacchioni, di comportamento.

A mio modo di vedere è un errore...e non è affatto difficile valutare lo scialacquio di denaro pubblico e le gravi mancanze che ne conseguono, a causa di questo senso di tolleranza da parte di alcuni, e rassegnazione da parte di altri, nei confronti delle irregolarità quotidianamente perpetrate a danno di tutti anche di chi ne ha un immediato vantaggio.

Anche i quattro ragazzini imbecilli che hanno incendiato dei rifiuti qui di fronte alla mia stanza, hanno fatto un danno all'amministrazione...a causa della loro bravata ( fatta a quale scopo non capisco perchè sono scappati appena hanno acceso il piccolo rogo e quindi non se lo sono nemmeno """goduto""") una camionetta dei vigili del fuoco in servizio notturno con relativo equipaggio, si è dovuta muovere dalla caserma per spegnere un piccolo incendio che di fatto si era già praticamente estinto da se..... qualcuno di questi stupidi sa quanto costa il carburante????sa quanto costa il fluido estinguente???sa quanto costa allo Stato movimentare una squadra di uomini in servizio notturno????.....se moltiplichiamo questa sciocchezza per la moltitudine di idioti che sono in ogni località del Paese, sono certa che ne verrebbe fuori una cifra impressionante....Quindi, già ci sono questi deficienti in libera uscita, mi chiedo perchè la cifra di quattrini buttati al vento deve lievitare ulteriormente con il denaro pubblico che ogni giorno, ad ogni appalto, ad ogni "favore" , i politici e amministratori locali si intascano...se non altro i deficienti che accendono la spazzatura NON SONO STATI VOTATI DA NESSUNO.

Mi vergogno un po' io al posto di chi è troppo occupato a stipare denaro nelle sue tasche...ho il buon gusto di vergognarmi tanto per ricordare a chi non lo sapesse che anche se a tutti tocca abbozzare e abbassare lo sguardo, a molti va di farlo con un po' di disgusto.

Buona notte.

domenica, 17 febbraio 2008,16:00
Questa è la mia analisi del libro del quale potete vedere qui di seguito la copertina.
TITOLO DELL'OPERA: L' Ora Opportuna - Canti del Cerchio Ermetico-
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AUTORE : Prof. Pasquale Indulgenza
 
EDITORE: Il Filo
COLLANA : Nuove Voci (Le Cose)
 
Questa non sarà una recensione rapida, efficace, diretta, sarà una analisi.
Sarà un autentico piacere per me, descrivere le poesie raccolte in questo libro, con lo stesso ritmo dolce con cui le ho lette.
 
Come sempre introduzioni e prefazioni sono parte integrante di ogni componimento pubblicato.
Con ogni probabilità, una prefazione impeccabile, magari che sviscera con afascinante maestria anche qualche peculiarità squisitamente tecnica, oltre a contenere elogi di varia natura, non può che essere fonte di grande orgoglio per l'autore; e certamente è una buona preparazione a ciò che attende il lettore nelle pagine a seguire; il classico "spunto" per una chiave di lettura interessante, un instradamento verso la comprensione dell'opera.
 
Personalmente dopo aver letto la prefazione di ogni libro che mi appresto a gustare, mi riprometto che quella sarà l'ultima, ma poi immancabilmente non resisto e leggo ogni prefazione che mi si para innanzi.L'ho fatto anche con questa straordinaria raccolta di componimenti in versi di Pasquale Indulgenza.E anche questa volta ho commesso un errore a mio modesto avviso.
 
Trovo che non ci sia nulla di più sciocco che fornire una chiave di lettura ad un lettore e corrompere in qualche maniera, anche senza dolo e con grande autorevolezza e competenza come in questo caso, il Suo giudizio o la Sua interpretazione. A meno chè, non si tratti di una prefazione o una introduzione scritta dalla mano dell'autore dell'intera opera.
 
Ma a questo punto sono davvero troppe le parole dedicate alla introduzione di questa raccolta.
 
Ho letto e riletto ogni singolo verso, per cogliere ed assaporare l'equilibrio di ogni poesia, senza dimenticare di aver conosciuto personalmente il poeta e averne apprezzato il grande valore intellettuale, del quale, pacatezza nei toni, rispettosa irriverenza direi e smisurata cultura, sono i baluardi che più balzano all'occhio dell'osservatore anche meno attento.
 
Equilibrio dicevo..un equilibrio piacevolissimo e chiarissimo, nell'accezione più visiva del termine, che non sempre ho trovato, o non allo stesso livello, in ogni poesia.
Durante la seconda e più accurata lettura, scorrendo dal finestrino del treno che mi riportava a casa le immagini delle meravigliose "Cinque Terre" al tramonto, ho preso appunti e da essi estrapolo le mie impressioni finali.
 
Prima di entrare nei particolari,e mi scuso essendo io solita dilungarmi in fluviali prefazioni prima di giungere al punto ( ma io sono l'autore che si introduce, perciò non mi ammonite), va detto che si tratta di un'opera assolutamente da leggere anche per coloro che non trovano il genere di proprio gusto.
 
Il poeta usa espressioni di effetto realistico, fotografico, di eccezionale lucidità e mostra di essere incredibilmente efficace nel rendere VISIBILE la scena che lo stupisce; fotografa un istante con grande acume, con grande abilità, POSA il lettore nel luogo raccontato, gli fa sgranare gli occhi di fronte alle immagini che arrivano direttamente dalla sua coscienza.
Il poeta regala la sua abilità nel cogliere la bellezza, nel meravigliarsi innocente di fronte alla natura e alle situazioni, con una generosità che colpisce.Condivide la sua capacità di emozionarsi invece di custodirla come il "dono" raro che in effetti è, e che ogni moderno pensatore d'oggi userebbe per esibire il suo ego spacciandolo per estro.
 
Spesso ci si coglie a vedere ciò che si sta leggendo.
 
E' ciò che succede sin dall'inizio in "Via dell'Ospedale", in cui il lettore è completamente immerso nella situazione come se  fosse lì a guardare di nascosto ciò che sta ispirando il poeta.Sembra quasi di sentire il calore della luce del sole che illumina quella giornata.
 
E giudicate voi qui, se qualche pagina più avanti non sembra di sentire la pelle infiammarsi per il caldo estivo, in questi pochi versi :
 
"Luglio è un incendio, un abbaglio.......
 
.....
 
e quando t'alzi e rientri allontanando il giornale"
 
poche parole e potete già comprendere come il poeta non si lasci tentare dall'essere enigmatico se non serve allo scopo di ciò che desidera comunicare o ricordare.
E' efficace senza timore.
 
Proseguendo nella lettura salta agli occhi e continuamente viene confermata,  una efficacia immaginifica estremamente gratificante per il lettore ,che si sente coinvolto in ogni sorta di situazione con dolcezza e nostalgia di immagini d'altri tempi, e non si sente catapultato nelle intime e visionarie speculazioni a cui molti poeti cedono, corrotti dall'idea ( a mio avviso infantile e assolutamente priva di senso)che "intellettuale" voglia dire "incomprensibile ai più".
 
Indulgenza resta fedele allo scopo per cui un artista produce arte: dare forma a ciò che lo ispira e condividerla.
 
E con quale deliziosa abilità linguistica ci si ritrova a sfiorare il particolare di una libellula nell'espressione di "due lame sibilline e acrobatico volo"; acutissima, che fa parte però di una poesia che ha suscitato in me una certa vena spiacevole.In pochi, e comunque molto ben scritti componimenti, non ho apprezzato la liricità un poco militante, e fastidiosamente critica* in quanto il poeta sa trovare,secondo la mia opinione, le giuste parole al momento più opportuno nel fotografare l'autenticità di una situazione, il soave di una immagine,esaltandoli e dando ad esse un sapore "fresco" e appagante; e non mostra invece, la medesima capacità di completezza nello scrivere del suo sdegno.Il lettore in questi momenti poetici, non sente l'argomento completamente sviscerato, e rimane insoddisfatto.
Ma a questi versi dal vago sapore di rabbia segue "Piazza Dante", semplicemente magnifica, il congelamento di un istante.Dalla quale subito, si passa ad un momento di impeto, e di sdegno non portato a pieno compimento, un po' come quando si desidera piangere ma non ci si riesce.
 
E subito "Alla darsena", di nuovo lanciati in una meraviglia innocente e nobile, verso ciò che i più ormai non hanno più il tempo di ammirare, e poi,"Angelo Novus", una aulica ed elegantissima armonia di acuto e soave.
 
Poi segue lo stupore del lettore per la capicità straordinaria di immobilizzare l'attimo e di renderlo bellissimo, tanto che forse ci si potrebbe trovare a chiedersi come si sia potuti passare nell'indifferenza, accanto a immagini che il poeta regala come perle di ovvia bellezza.
 
Non posso poi, per dovere di cronaca non citare , il capolavoro, a metà libro circa, in cui si realizza appieno l'intento critico a delicato del poeta, è a pagina 40 non ha un titolo ed è semplicemente bellissima, la mia preferita in assoluto.
 
"Ercolano" è inoltre un perfetto connubio tra fascinazione per il passato e delusione per il presente in un equilibrio magistrale.Qui il poeta ci fa entrare in punta di piedi nella propria sensibilità.E come non ammirare la decisione di "Piazzetta Bianchi"?O l'amarezza, il dispiacere e la pietà che traspaiono nella pagina successiva?E ancora: come non stupirsi per le parole di scintillante vitalità ( carnalità a tratti) che si scorgono immediatamente di seguito?
 
Che maestria nella semplice espressione "Frignano i rondoni.....in " San Pietro al Parasio".
 
E quale bellezza in "Giardini di Portici", condotta in modo a mio avviso impeccabile: accompagna il lettore nella maturità consapevole o nella consapevolezza matura del poeta.
 
Straordinaria la prima quartina de "Il Bosco".
 
Insomma: davvero pochissimi i momenti in cui il poeta si mostra meno comunicativo rispetto alla gran parte dei componimenti, e lo fa solo quando cerca di rendere l'idea dello sdegno , quasi come se questo sdegno e questa pacata rabbia che sembra voler esprimere, tentassero di lasciarlo senza parole, attonito.
 
Una, la poesia che ho trovato un po' nebulosa, e che sicuramente rileggerò ancora, mi sembra davvero "azzardata" se mi si passa il termine, di un azzardo che non ho saputo cogliere forse perchè non possiedo gli strumenti culturali per comprenderla, ma che lascia sempre sorpresi per la ricchezza e la densità di concetti, e di impressioni.
 
Per il resto non posso che esprimermi dicendo che la lettura de  L'Ora opportuna sa ammaliare e incantare, nel suo impartire un ritmo di concentrazione davvero piacevolissimo.
Mi sento dal basso della mia posizione, di dire che si tratta di un' opera di grande qualità scritta da un poeta di raro acume intellettuale.
 
 
*non è la critica ad essere fastidiosa, bensì l'incompletezza che ho percepito nello sviscerarla.
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